Primo capitolo – 2028

by Martina Palazzolo on 15 marzo 2015

Mettiti scomposto!

Disegno di Duemilaeventotto su una imbarcazione con il mare in burrasca

Era appena arrivato e aveva subito capito di avere tantissime cose da imparare. Si era appena seduto a tavola. Finalmente!
Dopo quel lungo e massacrante viaggio in mare.
Non sapeva bene dove si trovasse ora e la testa doleva ancora.Tuttavia sedersi a tavola aveva alleviato un poco quel senso di confusione misto ad apprensione che lo aveva colto al risveglio!
Aveva una fame che non aveva mai provato in vita sua.
Ah… come stava bene seduto davanti a piatti, posate e bicchieri. Un profumo di arrosto arrivava chissà da dove e avvolgeva caldamente l’atmosfera. Era sempre stato paziente e composto a tavola, come ovunque. In questo momento a maggior ragione.
Per questo quelle grida Stizzose:”Mettiti scomposto!”, lo avevano lasciato di stucco.
Miliardi di pensieri erano sfrecciati in una frazione di secondo come scintille impazzite paralizzandogli la bocca in una posizione (aperta) poco simpatica.
Solo due pensieri avevano rallentato quel poco perché potesse rendersene conto e ripensarli:”Stanno scherzando …”; “No, dicono sul serio … mamma mia dove sono finito?”; “Ora meglio chiudere la bocca”; “Scomposto? Perché? Ma cosa significa stare scomposti?!” … Sono più di due pensieri, avete ragione, ma erano volati fuori nel tempo in cui se ne esprimono due.
Si era subito messo a guardare supplichevole gli altri commensali con quegli occhi tipici lievemente lucidi e impercettibilmente spalancati di chi si è perso per strada e cerca di non farsi prendere dall’angoscia, sebbene si prepari al peggio. C’era anche la possibilità che quelle grida così terrificanti non fossero rivolte e lui, in fondo.
“DUEMILAEVENTOTTO!!”
Duemilaeventotto era il suo nome: come non detto, era proprio lui che doveva scomporsi.
Quegli occhioni persi, che sfrecciavano veloci per incontrare qualche spiegazione, dovevano aver suscitato quel po’ di tenerezza sufficiente perché le grida stizzose si trasformassero in semplice rimprovero brontolone. E lui ebbe il coraggio di guardare nella direzione da cui provenivano.
Era una bella e prosperosa e impettita donnona ad averlo sgridato. Ebbe modo, poi, di sapere che si chiamava Tredici e che Tredici era una Numero Primo e lei, come tutti i Primi che avrebbe incontrato poi, non doveva scomporsi. Anzi, era una cosa che proprio non voleva né poteva fare.
“Appena arrivato tu, eh! Bene, siediti accanto a Due, ti spiegherà come funziona”, disse Tredici.
Poi si rivolse a Due:” Mi raccomando, per la prossima volta, lo voglio scomposto a tavola!”
Fu Due ad avvicinarsi e a sedersi accanto a Duemilaeventotto. Duemilaeventotto infatti non aveva nemmeno accennato a muoversi. Ancora motificato, senza saperne il motivo, sembrava irrigidito e limitava al minimo anche i respiri. Nemmeno il sorriso gentile di Due che gli si avvicinava riusciva a tranquillizzarlo.
Due incominciò spiegandogli che era importante fare sempre distinzione tra quelli definiti Numeri Primi e quelli invece che dovevano scomporsi in particolari occasioni e che venivano chiamati Numeri Composti.
C’erano i Numeri Primi e c’erano i Numeri Composti.
La differenza tra Pari e Dispari non sfuggiva a Duemilaeventotto, perché era una delle prime cose che insegnavano a scuola. La differenza tra Numero Primo e Numero Composto, invece, non l’aveva chiara in mente. Lui sapeva di essere un Pari e quindi poteva, se voleva o all’occorrenza, dividersi in due. Due gli spiegò che era proprio perché poteva dividersi almeno per due oltre che per uno e per sè stesso che veniva annoverato tra i Numeri Composti. A rigore, come tutti i Numeri Pari, anche Due avrebbe dovuto essere un Numero Composto, ma era un’eccezione perché dividersi per due significava anche dividersi per sè stesso e quindi, sebbene Pari, era anche un Numero Primo, unico del suo genere.
La spiegazione lo convinse un poco. Quindi tutti i numeri Pari erano necessariamente Numeri Composti. Così apprese di essere un Numero Composto. “Ma composti da chi?”, pensò immediatamente.
E se era un Numero Composto … cosa sgnificava ora la richiesta di mettersi scomposto?
Gli era sempre piaciuto essere un pari, ma non sapeva se rallegrarsi di essere anche un Composto.
In qualità di Pari, si era spesso dispiaciuto per qualche suo amico Dispari, soprattutto quando c’erano da riempire due ceste di mele, due sacchetti di caramelle, o dividere a metà una torta. I suoi amici Dispari, infatti, si disperavano spesso perché, in questi casi, non riuscivano a fare le cose in modo imparziale e finivano per forza con lo scontentare qualcuno aggiungendo quella mela in più o negando quella caramella in meno, che avanzavano, inesorabilmente.
Qualche Dispari stava un pochino meglio. Ne ricordava con affetto uno in particolare che si chiamava Nove. Nove, sebbene non riuscisse a farsi dividere a metà, aveva scoperto di non lasciare avanzi o resti in giro quando di sacchetti di caramelle o ceste di mele ce n’erano tre invece che due. Anche con le torte non se la cavava male, ma solo quando doveva tagliare tre, sei, nove… fette. La cosa che dava a Nove una inaspettata soddisfazione era fare dispetto alla solita metà.
Altri Dispari, invece… non potevano non lasciare resti o avanzi se non in casi eccezionali di cui tratteremo più avanti. Il suo amico Diciassette, per esempio, soffrì di una profonda crisi fino a quando non conobbe e sposò una con il suo stesso cruccio. La sposa si chiamava Ventitré. Insieme avevano dimenticato tutti i loro problemi quando nacque il loro figlio Quaranta. Quaranta era finalmente un Pari e poteva, quindi, farsi dividere a metà senza lasciare resti o avanzi fastidiosi in giro, portando in famiglia una gioia fino ad allora negata.
L’avrete capito, nel Paese Intero lasciare resti era quasi un delitto e questo dava un indiscutibile vantaggio ai Numeri Pari.
Ma ritorniamo al recente accaduto: Duemilaeventotto era stato richiamato perché doveva scomporsi…
E magari adesso gli avrebbero anche chiesto di lasciare resti e avanzi in giro.
Ma dove era mai capitato?
Beh, tutto sommato, questa eventualità, quella di lasciare resti e avanzi in giro, non lo metteva particolarmente in crisi come la prospettiva di doversi scomporre. Lasciare in giro qualche avanzo riutilizzabile era stata una sua specialità, in effetti. Produrre qualcosa che sembrava uno scarto e che invece apriva nuove visioni e prospettive gli piaceva.
Come in un sogno si ricordò di un paese in cui doveva essere stato di recente perché fu percorso da pensieri vividi e incongruenti.
La sua mente fece un balzo all’indietro riportandolo al mondo Decimale.
Il ricordo fece comprendere a Duemilaeventotto tante cose. Nel prossimo capitolo il protagonista scoprirà perché ora non conosceva il significato di scomporsi. C’era un motivo ben preciso e non era stato affatto un caso o una sua mancanza.
Ma a pensarci bene… prima di chiudere questo primo racconto… oltre che per due, per uno e per sè stesso, per quali altri numeri poteva essere diviso Duemilaeventotto? E tra questi suoi Divisori, quanti e quali erano Numeri Primi?
Doveva proprio scoprire ancora tante cose di sè… Duemilaeventotto… ma ora non importava, doveva mangiare e riprendere un pezzetto di tranquillità tutta per sé.

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9 Responses to “Primo capitolo – 2028”

  • roberta says:

    Beh, forse in questo modo ce la farò anch’io a capirci qualcosa di matematica:la mia bestia nera già dai tempi delle elementari!Grazie veramente “un prodotto notevole”!

  • Alberto says:

    Di catena in catena, di parola in parola, di numero in numero, di ricordo in ricordo
    … il paradosso citato mi ha fatto venire in mente un giorno di 10 anni fa. Con la mia classe a vedere lo straordinario spettacolo teatrale Infinities di Ronconi. Un percorso itinerante di una magia ed estrosità assoluti. Appena potrò, cercherò se mi è rimasto qualcosa in casa. Per il momento ti lascio questo: http://www.lucaronconi.it/mostraronconi_scheda.asp?num=31.

    A proposito dello stupendo racconto, invece, devo dirti che è molto ben scritto con alcune intuizioni che mi fanno impazzire. Sai disegnare anche molto bene: può essere un’idea, tempo permettendo, se lo corredi di altri tuoi disegni?
    Fortunati i tuoi studenti 🙂

    alberto

    • Martina Palazzolo says:

      Oh … scarabocchiare mi piace parecchio.
      Se avrò tempo metterò ben volentieri altri disegni.
      Grazie dell’apprezzamento e della risorsa.
      Non so se sono d’accordo con te i miei studenti, ma faccio il possibile per non fare danni … ma sai … una prof è sempre una prof!

  • Antonella Colombo says:

    A me hai fatto venire in mente il libro di Hans M.Enzensberger “Il mago dei numeri” che è la mia piccola “bibbia” della matematica o delle storie della matematica.

    Certo che questa avventura di “2028” ti apre molte strade : i numeri primi (per me sono i “numeri principi”), i numeri quadrati, il triangolo di Tartaglia (è stato uno degli argomenti dei Giochi matematici), Tartaglia incontra Fibonacci, le regole del pari + pari, pari + dispari,dispari + dispari, idem con la moltiplicazione…
    Vedi quante idee quando il web 2.0, come ci insegna Andreas, diventa risorsa, diventa scrittura collaborativa!
    E poi tu che puoi usare la piratebox in classe, perchè non coinvolgere i tuoi studenti per continuare e/o modificare la storia?

    Scusami…forse ho messo troppa carne al fuoco e forse non è questo quello che mi avevi chiesto con “consigli?”

    Se riesci a fare i disegni, come ti ha suggerito Alberto, potresti persino fare un piccolo video!

    • Martina Palazzolo says:

      Cara Antonella, grazie del commento!
      Come nell’intestazione di TED: Ideas worth spreading … 🙂
      E, visto che l’hai citata …la piratebox è uno strumento dai mille utilizzi. Crea una rete locale con tutti i vantaggi e gli svantaggi che questo comporta.
      Forse una delle cose per cui vale la pena di utilizzarla è imparare a usarla.
      Avere un pezzetto di rete tra le mani su cui poter lavorare e sperimentare regala frammenti di consapevolezza riguardo la tecnologia che ci circonda (per chi conosce poco la rete, come funziona e come è fatta, come la sottoscritta, è uno strumento di apprendimento formidabile).
      I racconti di 2028 sono inseriti anche nella piratebox che uso in classe ma, nel contempo, averli messi in rete permette a chiunque li trovi interessanti per il suo lavoro in classe di farlo a sua volta… (rendendo appunto il web risorsa libera e collaborativa).
      La piratebox la sto usando in vari modi e con diversi obiettivi a seconda dei contesti. Sicuramente è uno strumento che si presta a molteplici usi e possibili malcostumi, come tutti gli strumenti di questo mondo. Dipende, come dice Andreas, dall’etica (http://iamarf.org/2015/01/27/memoria-e-etica/).

  • Franca says:

    Complimenti Martina… bellissimo il racconto che incuriosisce ad una veloce lettura e chiare le spiegazioni matematiche…per i miei alunni un pò troppo avanzato, per ora, ma non escludo di proporlo o meglio… di farlo leggere dalla Vale!!!!

    • Martina Palazzolo says:

      Maestra Franca!
      Che sorpresa!!
      Ma come sei giunta fino a qui?
      La Vale mi vede pasticciare parecchio … chissà, in effetti, cosa ne pensa.:-)
      Un caro abbraccio

      • Anonimo says:

        Curiosando tra le mail ho trovato una notifica che mi diceva cosa mi sono persa di Martina…ho aperto e dapprima non capivo…poi ho molto apprezzato.
        A presto

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